Uno sguardo più aperto sul corpo

 

Rimango ogni volta interdetta dalla difficoltà e la resistenza che molti professionisti, nel campo medico e non, trovano nel considerare il corpo come una espressione globale del sé, visto nella sua totalità fisica, emozionale, mentale.

Ma ancora più sconcertante trovo che il corpo venga studiato, analizzato e scomposto in piccole parti, fini a se stesse e non come parti di un totale.

Le specializzazioni mediche hanno sicuramente avuto il beneficio di aver donato competenze e capacità inimmaginabili, risolutive per patologie o situazioni impossibili, e continuano ad essere fondamentali per la cura della nostra salute, ma sono anche responsabili di una parcellizzazione del corpo che ci allontana irrimediabilmente da una visione globale del problema, spesso unica e risolutiva chiave di lettura  .

La mia esperienza come posturologa, invece,  non può prescindere da una visione olistica del corpo.

Parlando solo dell’aspetto strutturale, per esempio, non si può non tener conto che una lingua in disfunzione porta ad una masticazione scorretta, ad un uso non lineare della muscolatura relativa con un'inevitabile ricaduta sull'equilibrio e sul bilanciamento occlusale.

E se conosci la sua anatomia specifica e il suo funzionamento, gioco forza comprendi che i punti di inserzione, in una lingua dalla postura scorretta, vengono iper o mal sollecitati, con conseguente disfunzione e relativi compensi adattativi di tutte le strutture correlate.

Non si può negare ancora, per esempio, la stretta correlazione che c’è tra l’occlusione e l’appoggio plantare come non è possibile non riconoscere ancora il ruolo di una cicatrice capace di creare, attraverso le catene muscolari e la fascia, retrazioni nei distretti corporei limitrofi e non.

E ancora come si può reputare perfetta l’operazione di un’anca quando il soggetto presenta costante dolore e non accorgersi che il piede relativo ha un appoggio irregolare che crea una risposta motoria di accomodamento e adattamento sull’anca stessa, sottoponendola così ad uno sforzo che non le compete?

E' possibile risolvere emicranie forti dando psicofarmaci a bambini dimenticando una sospetta meningite pregressa che ha comunque creato una rigidità della dura madre con conseguente tensione intracranica?

E dove mettiamo le ernie lombari che devono “assolutamente essere operate” senza verificare lo stato del muscolo psoas in un giocatore di calcio che lo sollecita continuamente, le cui inserzioni agiscono proprio sulla zona lombare?

E una lombalgia costante che non trova risoluzione su cui si vuole intervenire con l’applicazione di un busto quotidiano la cui causa invece sono dei plantari ordinati e messi per dolori artritici, senza necessità, anni prima?

Potrei continuare per ore e senza nominare un amplissimo capitolo dedicato alle correlazioni tra organi e strutture fisiche e tra anima/psiche e corpo, che sempre si verificano e la cui valutazione porta sempre alla diminuzione o alla risoluzione  delle sintomatologie espresse.

Il corpo si organizza e si adatta cercando nuovi equilibri per compensare traumi, mancate funzionalità, mobilità limitate, riceve informazioni, le elabora e se ne prende carico, diventando espressione esteriore di quello che è la nostra  realtà del momento, storica, personale, fisica organica e psichica, si esprime e ci esprime.

Siamo un indissolubile connubio di stati e sistemi e la risultante è la nostra postura interiore ed esteriore.

Sono ormai conoscenze che hanno alle spalle il lavoro di studiosi affermati e competenti, consolidate nel tempo, ma le resistenze della medicina ufficiale sono ancora troppe, incomprensibili.

La curiosità di qualsiasi specialista dovrebbe essere sollecitata tutte le volte che un problema trova una soluzione lontana da quella chirurgica e farmacologica o anche semplicemente lontana dalle proprie conoscenze.

Nessun specialista possiede la verità, nessuna tecnica è unica e perfetta.

Se un problema trova una soluzione diversa da quella proposta dalla medicina allopatica questo dovrebbe servire a chiedersi "come mai?" e non ad ignorare e o/a rifiutare, giudicare o negare.

Dovrebbe invece servire a mettere in discussione, ad aprire e rielaborare le proprie conoscenze per migliorarsi, imparando a chiedersi perché con umiltà e non dimenticare invece, come spesso succede, che al centro del proprio lavoro, non c’è la propria affermazione dogmatica ed imprescindibile, unica verità, ma c’è la persona con la sua sofferenza, il suo bagaglio e la sua storia a cui si deve tutta la propria attenzione e tutto il proprio impegno.

Ma purtroppo così non è.

L’ avvento della posturologia ha aperto le porte a questa visione ma tanto ancora si può e si deve fare integrando conoscenze olistiche con suggerimenti dalla medicina cinese, dal craniosacrale, dalle tecniche di allungamento globale, dall’osteopatia…etc.

E come operatori e professionisti che lavorano per il miglioramento dello stato psico/fisico dobbiamo saperci approcciare con questa visione, l’unica, imprescindibile, capace di accogliere il soggetto nella sua globalità, non dimenticando, mai, almeno noi, la complessità del nostro essere.

Non più un pezzo di un puzzle ma un quadro intero.